Storielle con i palloncini

«Le mie opere sono il monito del tempo che passa e che tutto distrugge. Sono come i capolavori tibetani fatti di burro e di sabbia che svaniscono nel tempo e nella materia ma rimangono indelebili nella memoria di chi li ha veduti… Ognuna di queste gemme colorate contiene un pezzetto di cielo; quando le gonfio cerco di catturare qualcosa che le rende ancora più speciali: un raggio di sole, il polline di un fiore, un fiocco di neve». (Alberto Falcone, CBA – QAI)

Due clown:
Due clown del luna park gonfiavano palloncini.
Il primo si perdeva nella contemplazione dei loro colori e delle loro forme.
Il secondo, quando passava un bambino, tagliava il nastro e ne donava uno con un bel sorriso.
«Ma che fai?» Lo rimproverava il primo.
«Come puoi privarti della bellezza e della festa dei palloncini?».
«Io non me ne privo. La dono a chi me la chiede».
Rispose pacatamente il secondo.
«E tu come puoi privarti della gioia di un bambino?».

Il palloncino nero:
Un bambino dalla pelle scura stava a guardare il venditore di palloncini alla fiera del villaggio.
L’uomo era evidentemente un ottimo venditore, poiché lascio andare un palloncino rosso, che salì alto nel cielo, attirando così una folla di aspiranti piccoli clienti.
Slegò poi un palloncino blu, e subito dopo uno giallo e un altro bianco, che volarono sempre più in alto finchè scomparvero.
Il negretto continuava a fissare il palloncino nero e finalmente domandò:
«Signore, se tu mandassi in aria quello nero, volerebbe in alto come gli altri?»
Il venditore rivolse al bimbo un sorriso affettuoso, poi strappò il filo che teneva legato il palloncino e, mentre saliva in alto spiegò:
«Non è il colore che conta. E’ quello che c’è dentro che lo fa salire».

Chi dona rinuncia:
Una povera donna tendeva la mano verso i passanti.
Accanto a lei un ragazzino sporco in abiti unti e troppo larghi per lui.
Passarono una mamma e un bambino che teneva in mano un palloncino.
Il bambino guardò il ragazzino, il palloncino e la mamma, come per chiedere il permesso.
Tese la mano verso il ragazzino e gli donò il palloncino.
Un passante disse alla mamma: «Adesso gliene comprerà un altro?».
La mamma rispose con un sorriso: «No. Perchè chi dona rinuncia».

Leggenda giapponese:
In un piccolo villaggio del Giappone, una giovane Geisha provava a far volare una mongolfiera di carta rossa, riscaldando l’aria all’interno con una candela votiva: l’usanza per invocare l’aiuto del cielo, affinché i Samurai liberassero il paese dal crudele tiranno.
Combattevano ormai da tempo, ma quel giorno stavano per soccombere. Minacciose nubi bianche oscuravano il sole e ogni speranza di libertà.
Quando la sconfitta fu vicina, la mongolfiera, come un grande palloncino rosso, prese il volo, salì alta nel cielo e quasi si fermò al centro delle nubi.
I Samurai, credendolo il sole, combatterono con rinnovata speranza e valoroso coraggio, scacciando i nemici dalla propria terra.
Da allora la bandiera giapponese riporta, in un campo bianco, un tondo rosso, come quel palloncino: la speranza.

Dove andranno a finire i palloncini :
Renato Rascel

Dove andranno a finire i palloncini
quando sfuggono di mano ai bambini
dove andranno, dove andranno,
vanno a spasso per l'azzurrità.

E' felice di volare il palloncino
perchè sa che in fondo il cielo è il suo destino
piange il bimbo col nasino in su
mentre già non lo vede più.

E gli angioletti dal balcon di nubi di coton
gia fanno capolin
e di vedetta pronto c'è quell'angioletto che
raccatta i palloncin.

E nel cielo già si vendono i biglietti
del calcistico torneo degli angioletti
cherubini, serafini
giocheranno la su
negli stadi del cielo blu.